una mano lava l'altra

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mercoledì 1 febbraio 2012

C'è un tempo per ogni cosa

Tempo di nascere, tempo di morire, Fa Do   
tempo di semina, tempo di raccolto; La- Mi-
tempo di uccidere, tempo di guarire, Fa Do
tempo di abbattere, tempo di rialzare. Re- La- A.
TEMPO DI TIRAR PIETRE, TEMPO DI ADUNARLE, Re- Mi7
DI DARE ABBRACCI OPPURE DI NEGARLI.
C. Tempo di perdere, tempo di cercare.
raccogliere ora per dar via domani;
tempo di rompere, tempo di formare,
tempo di aprir bocca, tempo di tacere.
A. TEMPO DI AMARE, TEMPO DI ODIARE,
TEMPO DI FAR PACE, TEMPO DI LOTTARE.
C. Quale profitto, a colui che lavora,
viene da quello in cui si affatica?
È certo bello, e viene al giusto tempo,
quel che Dio ha fatto al figlio dell'uomo:
A. L'IDEA DI ETERNO HA POSTO NEL SUO CUORE,
SENZA CHE IN FONDO AL SUO PIANO EGLI VEDA.
C. Sono persuaso che all'uomo resta
godere il frutto della sua fatica;
che quanto mangia e beve nei giorni della vita
altro non è che un dono del suo Dio.
Re- La-
A NULLA SI AGGIUNGE, NULLA SI SOTTRAE
Re- Mi7 A QUANTO IL PADRE AVEVA POSTO GIÀ La-
ALL'INIZIO DEI TEMPI.

Lettera del vescovo di San Miniato sul Cammino Scopri di più: Lettera del vescovo di San Miniato sul Cammino | Cammino.info


Fonte: cammino.info

l Vescovo di San Miniato, mons. Fausto Tardelli, ha inviato una lettera dal titolo “A proposito del Cammino Neocatecumenale” a tutte le parrocchie della diocesi. Prendendo spunto dal discorso del Santo Padre Benedetto XVI all’udienza del 20 gennaio, si è rivolto ai parroci della diocesi con queste parole: “I neocatecumenali presenti in Diocesi sono una vera benedizione di Dio e come tali vanno accolti ed sostenuti.”

Tardelli era presente all’udienza insieme ai responsabili delle comunità della sua diocesi che hanno finito il Cammino (nella foto è il primo da sinistra, dietro Antonelli e Canizares), ed ha ritenuto molto importante questo evento, in quanto dà garanzia ai pastori della Chiesa (vescovi e sacerdoti) dell’autenticità dei riti e degli insegnamenti fatti attraverso questo itinerario di formazione cristiana.


Scopri di più: Lettera del vescovo di San Miniato sul Cammino | Cammino.info



L’approvazione data dal Pontificio Consiglio per i laici non riguarda la celebrazione eucaristica, cosa già esaminata in passato e risolta autorevolmente richiamando la necessità di seguire i libri liturgici della chiesa pur con alcune piccole varianti ammesse. Non riguarda nemmeno la celebrazione degli altri Sacramenti come della liturgia delle ore. Sono state approvate invece, quelle celebrazioni “non strettamente liturgiche” che accompagnano le varie tappe del Cammini Neocatecumenale. E’ stato approvato dunque l’adattamento ai singoli momenti di passaggio del cammino Neocatecumenale, dei riti desunti dall’Iniziazione Cristiana degli Adulti, rielaborati per accompagnare il cammino spirituale di coloro che battezzati lo sono già, ma che intendono “riscoprire il proprio battesimo”. Ed è davvero bello e confortante per tutti sapere che sono state confermate e garantite dalla Chiesa le modalità della

“celebrazione” dei passaggi del “Primo Scrutinio”, “Secondo Scrutinio”, per “l’iniziazione alla preghiera”, per la Traditio del Simbolo (il Credo) e per la Redditio, per la Consegna del Padre Nostro e così via.

Con queste precisazioni ritengo che si possa davvero comminare insieme nella nostra comunità diocesana, accogliendo con gioia e riconoscenza il dono prezioso dei carismi che lo Spirito Santo effonde abbondantemente nella Chiesa e nel mondo. I neocatecumenali presenti in Diocesi sono una vera benedizione di Dio e come tali vanno accolti ed sostenuti. Se poi essi, come hanno sempre dimostrato fin qui, sapranno restare docili al discernimento operato dai pastori della Chiesa e mettersi con umiltà al servizio dell’intero popolo di Dio, saranno sicuramente rigogliosi di buoni frutti a lode di Dio.

San Minato, 23 gennaio 2012

domenica 12 aprile 2009

Dopo il terremoto a L'Aquila: sono sopravvissuto.

Questo l'ho scritto di getto su una panchina sulla strada parco domenica 12 aprile, a sei giorni dal terremoto.

A Pescara mi sembra di camminare sulla superficialità fatta cemento e asfalto. Non dappertutto ovviamente, solo in alcune parti della città, quale per esempio esemplare il centro della città. Questo consumismo di cui avevo già parlato quasi mi nausea, l’apparire “show for show sake” riempie i miei occhi che hanno visto qualcosa che li ha riempiti e li terrà satolli per il tempo necessario. Esemplare anche il fatto che per una settimana non ho ascoltato musica di mia spontanea volontà; solo ieri ho ripreso in mano l’i-pod e mtv, che quasi come in una pregie ascoltata mia ha riservato un bel quartetto di favorites. Tiziano mi dice che la mia vita non passerà, e Carmen dice di non essere per niente stanca. In quanto a musica portami in cielo nel piazzale della scuola allievi ufficiali della guardia di finanza mi è bastato: ma poiché non c’è limite alla voglia umana avrei gradito la presenza di Andrea a supportare questo miserere pieno di speranza.

Ho pensato: e il futuro? Non mi preoccupa l’organizzazione di esami e tesi, né il fatto di dover cambiare probabilmente sede universitaria l’anno prossimo; è che per un attimo non ho visto scopi reali, e anche l’intenso pensare sulle possibilità della mia relazione con Melissa è svanito. Ho sentito poco l’ambientale alla messa del mercoledì santo di Eusebio al catechumenion, ,ma dopo ieri una parola è tornata. Tutto passa, gli affetti , le cose , le persone , i progetti , la vita; e ora vicino a me c’è un ragazzo ben vestito, carino, su una bici, che si è fermato a parlare per quello che può con un signore: lui non può parlare quasi per niente, sembrano tutti suoni lamentosi, ma capisce benissimo, e si aiuta con i gesti; io la parola ce l’ho ancora, ma non posso affidarmi ad essa come ad un’ancora infinita, poiché anche la batteria di questo f3jp si esaurirà. Solo l’amore resta.

Andrea è sopravvissuto alla casa dello studente, e meno male, perché mi ha spezzato la parola del profeta: anche se i monti vacillassero – e hanno vacillato alla grande – la mia promessa è eterna, e tu non finirai, perché l’amore supera tutte le barriere dell’esistenza. E ieri dopo sei giorni di pensiero costante rivolto al terremoto e un mini attacco di panico a letto, non ho pensato per un paio d’ore a tutto questo. Sia ben inteso, io non voglio dimenticare niente: non ho visto morti, non sono uscito in modo fortunoso e miracoloso dalle macerie, i miei parenti e amici sono incolumi, tranne un amico conoscente di ingegneria, la casa mia è distrutta, ma non è di mia proprietà; insomma volendo sono il meno colpito di tutta la faccenda. Eppure non c’è più casa leonardis, il cuore della nostra vita universitaria, di mille uscite , di mille avventure andate male con ragazze e donne più o meno disponibili, di ubriacature, di ore passate a parlare degli amici che ci sono o che ti tradiscono, di Cristo, allenamento e cene pantagrueliche a base di tonno, pane e prosciutto che si taglia, e poi tantissima musica, e tanto studio di notte per recuperare i giorni passati a non fare niente. Come sono attaccato alle affettività!

Quello che più ti resta dentro è la sofferenza che leggi negli occhi delle persone, e la consapevolezza che li capisci, almeno in parte, più di tutto il resto d’Italia, perché là tu c’eri, anche tu sei stato svegliato dal rumore basso e assordante del tremore, e poi il letto che si muove e camminare a piedi nudi sui calcinacci, la porte che non si vuole aprire perché tutto è deformato, tutti i tuoi oggetti per terra che non noti neanche perché la tua preoccupazione è una giacca, gli occhiali e il portatile, e solo dopo è necessari infilarsi i pantaloni, cosa importa uscire in mutande? Non aiuta molto la consapevolezza di aver salvato un gruppo di persone chiuse nel proprio condominio, intrappolate e in panico reale, né l’aver aiutato per otto ore impiedi senza calze nelle scarpe la polizia a deviare il traffico e far entrare agevolmente le colonne di soccorsi. La sera stessa c’è stata una voglia forte, mia e di Manuel, di tornare a l’aquila: come stare a casa, sicuri, nel letto, sapendo che lì c’è ancora moltissimo da fare, da scavare, da recuperare, da consolare, da organizzare, da salutare e vedere e dire “sono contento che tu sia vivo”.

Eppure Cristo è risorto, e ci viene a donare la vita eterna già da questa vita terrena, insieme a persecuzione e croce. La mia croce è la mia storia, il non avere un obiettivo. Credo a questo punto che questa croce dovrò tenermela ben stretta, perché è evidente: è la mia scala di giacobbe. E il tatuaggio sulla mano, il mio nome inciso sulle palme delle sue mani, che farà in modo che non si scordi mai di me, e io di lui, è scritto e inciso con il ferro di un chiodo.

venerdì 9 gennaio 2009

Il Cammino fa 40 anni, e a Roma se festeggia! Aò!

Sperando di non incorrere in violazioni di copiright o simila, riporto un paio di articoli sul cammino usciti da poco. Enjoy


Sabato 10 gennaio, gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale – Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi – presenteranno a Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro i frutti che il Cammino ha dato in 40 anni di presenza nella Diocesi di Roma.
Nel corso di un'udienza alla vigilia della Festa del Battesimo di Gesù, verrà presentata al Pontefice la prima Comunità Neocatecumenale della città, dei Santi Martiri Canadesi, formata da 49 persone, con circa 100 figli.
Francisco (Kiko) Argüello e Carmen Hernández, insieme ad un sacerdote di Siviglia, giunsero a Roma invitati da don Dino Torreggiani, di cui è in corso la causa di beatificazione e che si occupava soprattutto della pastorale degli emarginati, degli zingari e dei migranti.
Don Dino, ricorda un comunicato ricevuto da ZENIT, “aveva visto nell'esperienza di Kiko e Carmen a Madrid una risposta al bisogno di evangelizzare i lontani. Dopo avere parlato con alcuni parroci ed essere stati rifiutati, Kiko andò a vivere, come in Spagna, in una baracca in mezzo ai più poveri del Borghetto Latino”.
L'incontro con un gruppo di giovani che animavano una Messa nella parrocchia dei Martiri Canadesi portò ad iniziare le catechesi in quella parrocchia, dove il 2 novembre 1968 nacque la prima Comunità Neocatecumenale d'Italia.
“Così, mentre in Italia e nel mondo le manifestazioni e le occupazioni del movimento studentesco si succedevano senza tregua e il marxismo sembrava ormai una verità assoluta dimostrata dalla storia, un piccolo seme che annunciava non la violenza rivoluzionaria ma l'amore al nemico, veniva piantato in silenzio e, provvidenzialmente, proprio a Roma”, aggiunge il testo.
Da Roma – la Diocesi in cui il Cammino Neocatecumenale è più diffuso nel mondo –, il Cammino si è esteso in tutta Italia, dove vi sono attualmente 5000 comunità, per un totale di circa 200.000 persone, senza contare i figli, in genere molto numerosi.
Da Roma sono partite anche molte delle équipes itineranti che in pochi anni hanno portato il Cammino in 120 Paesi dei 5 continenti, formando ventimila Comunità in oltre 5.500 parrocchie grazie anche al sostegno dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI.
Paolo VI definì il Cammino un esempio dei “frutti del Concilio”, mirante “all'autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana”, un “merito grandissimo”. Dal canto suo, Giovanni Paolo II ne parlò come di un “itinerario di formazione cattolica valido per la societa` e i tempi odierni”.
Benedetto XVI ha conosciuto il Cammino quando era professore a Tubinga attraverso alcuni studenti e, favorevolmente impressionato, ha aiutato ad introdurre questa esperienza in Germania, guidando il processo che ha portato recentemente all'approvazione definitiva degli Statuti.
Già quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Cardinale Ratzinger fece esaminare a fondo i contenuti teologici delle Catechesi Kerygmatiche, come pure dei vari passaggi del Neocatecumenato, e nel 2003 ne comunicò l'approvazione definitiva al Pontificio Consiglio dei Laici.
Nel giugno 2008 gli Statuti hanno ricevuto l'approvazione definitiva e il Cammino è stato riconosciuto come “una modalità di attuazione diocesana dell'iniziazione cristiana e dell'educazione permanente nella fede” (Statuti del Cammino Neocatecumenale, art.1).
Il 10 gennaio, in particolare, verranno presentate al Papa 14 Comunità di Roma (ciascuna formata da 30-60 persone) che hanno terminato il percorso neocatecumenale e che, d'accordo con i propri parroci e con il Cardinale Vicario, sono pronte a partire come "communitates in missionem" nelle zone più difficili e secolarizzate delle periferie di Roma, in aiuto ai parroci. E' la prima volta nella storia della Chiesa che partono in missione non individui e neppure famiglie, ma intere comunità che hanno fatto assieme un lungo percorso di fede.
Verranno inoltre presentate 14 "Missio ad Gentes", richieste da diversi Vescovi per inaugurare la Nuova Evangelizzazione in zone secolarizzate di grandi città (Colonia, Budapest, Vienna, Stoccolma, New York) o in zone emarginate (tra gli aborigeni australiani, nelle Antille...).
Sette andranno in Europa, due in America, tre in Oceania e tre in India. Ogni "Missio" è composta da 1 presbitero, 4 famiglie con numerosi figli e 2 sorelle in sostegno alle famiglie, per un totale di 40-50 persone.
Allo stesso modo, saranno presentati le 212 nuove famiglie che con i loro figli (circa 1.000) verranno inviate in tutto il mondo su richiesta dei Vescovi (che si aggiungono alle altre 500 famiglie con 2500 figli già in missione da anni), i 700 itineranti che partendo da Roma e Madrid hanno aperto il Cammino Neocatecumenale in 120 Nazioni e i 18.000 fratelli delle 500 Comunità di Roma, presenti in 103 parrocchie, con i loro parroci e presbiteri.
Alla cerimonia si prevede una partecipazione di oltre 25.000 persone.
Ed ecco uno stralcio di intervista a Kiko sulla necessità e urgenza dell'evangelizzazione. Comprate il numero di Paulus da cui è tratta!
«Tutte queste cose ho considerato una perdita a motivo di Cristo» (Fil 3,7). Vengono alla mente queste parole di san Paolo ascoltando la martellante insistenza di Kiko Argüello sull’urgenza dell’annuncio cristiano. Una priorità davanti alla quale tutto passa in secondo piano. Naturale, allora, che il Cammino Neocatecumenale festeggiasse i suoi quarant’anni di storia e l’approvazione definitiva dei suoi Statuti con una nuova fase di evangelizzazione. Il 10 gennaio infatti, ai primi vespri della Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI invierà in missione presso zone scristianizzate duecento famiglie e quindici missio ad gentes, cioè piccoli nuclei formati da tre famiglie e da un sacerdote, che si dedicheranno alla implantatio ecclesiae presso Colonia, Vienna, New York, l’India e la Papua Nuova Guinea. Infine, per la prima volta nella storia del Cammino, partiranno anche quattordici comunità che hanno completato il Cammino – in genere ognuna è formata di 30-40 persone – e che andranno ad aiutare altre parrocchie limitrofe con gravi difficoltà pastorali. Ma che cos’è il Cammino Neocatecumenale? Lo stesso Kiko Argüello – che con Carmen Hernández si definisce suo “iniziatore”, ma non suo fondatore – confessa di non saperlo. «È un’opera dello Spirito Santo – ci dice. – Non è nato per nostra volontà né abbiamo progettato qualcosa a tavolino... abbiamo sempre lasciato che fosse lo Spirito Santo a guidarci. Le tappe dell’iniziazione alla fede, i seminari Redemptoris Mater, le missio ad gentes... tutto questo non lo immaginavamo neppure quando abbiamo cominciato». Gli Statuti definiscono il Cammino come «itinerario di formazione cattolica [...] dotato di personalità giuridica pubblica» che «consta di un insieme di beni spirituali» (1§1-3). Non un movimento o un’associazione, dunque, quanto un preciso metodo di catechesi e un ben strutturato strumento di riscoperta del battesimo che la Chiesa mette a disposizione dei suoi vescovi. Kiko, consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, invitato allo scorso Sinodo sulla Parola, è già impegnato nell’organizzazione di nuovi progetti, tra cui un “Family Day” a Vienna. Inutile dire che l’Apostolo delle genti è un costante riferimento non solo nelle catechesi di Kiko, ma anche nelle sue icone e soprattutto nei canti da lui composti per la liturgia. «San Paolo – continua Kiko – è un gigante della fede, un modello di apostolo per tutti noi».
Paolo scrive: «Ritenni di non sapere altro se non Gesù Cristo, e questi crocifisso» (1Cor 2,2). La croce è al centro della predicazione del Cammino: che ruolo ha avuto nella sua nascita?
«Fondamentale. Il Cammino Neocatecumenale è nato tra le baracche di Palomeras Altas, uno dei quartieri più poveri di Madrid. Io allora ero vicino a Sartre e venivo da un’esperienza di crisi esistenziale molto forte. Mi colpì il romanzo La peste di Camus e conobbi il Signore attraverso il mistero della sofferenza degli innocenti. Pensai allora che, se Dio fosse tornato sulla terra, sarei voluto stare ai piedi del Cristo crocifisso nei più miserabili. Perché negli strati sociali più oppressi, nella gente schiacciata dal dolore, negli alcolizzati, in chi è schiavo della droga, si manifesta in qualche modo una presenza misteriosa di Cristo crocifisso. Il mistero del dolore era già stato compreso anche dagli ebrei, che raccomandavano al medico: “Quando ti recherai da un sofferente, resterai in piedi davanti a lui, perché lì c’è la shekinà divina”, cioè la presenza di Dio. Il dolore ci obbliga a una scelta. Perché davanti alla sofferenza, soprattutto degli innocenti, non si scappa: o lasci la fede e diventi un rivoluzionario, oppure riconosci il mistero che Dio ha mostrato in Cristo crocifisso. Pensiamo a cosa dice Nietzsche in Così parlò Zarathustra, una frase che ha tolto la fede a tanti giovani: “Se Dio può fare qualcosa per il mondo e non lo fa, è un mostro. E se invece non può fare niente, allora non esiste”. Ma quello che Nietzsche non sapeva è che Cristo, fattosi peccato, rifiutato e crocifisso, è Dio stesso. È stato anche detto che dopo Auschwitz non si può più credere in Dio. Ricordo però di aver letto la testimonianza di un capo della Gestapo, ateo, che a un certo momento si rese conto delle mostruosità che si consumavano nei campi di concentramento. Un giorno vide passare una fila di donne e di bambini nudi che venivano condotti alle “docce”, cioè alle camere a gas, e avvertì dentro di sé un dolore acutissimo. Si chiese che cosa poteva fare per aiutarli e per calmare quel suo dolore. E sentì dentro di sé che quello che doveva fare era spogliarsi, mettersi in fila anche lui e andare a morire con loro nella camera a gas. Venti anni dopo, scriveva, ancora non capiva da dove gli fosse venuta quella risposta... ma noi cristiani lo sappiamo: è l’amore che è apparso sulla terra nella croce di Cristo. Spogliarsi di tutto e andare a morire con gli ultimi è un atto che fa più di tutte le opere sociali del mondo. Perché è quello che ha fatto Cristo. È la testimonianza che, anche dopo Auschwitz, l’amore c’è. Se esiste l’amore nel mondo, si può morire nelle camere a gas, perché la vita e la morte hanno un senso, perché Cristo è risorto».
Che cosa hai fatto, allora?
«Ho lasciato il mio studio artistico a Plaza de España – avevo già fatto alcune esposizioni di arte sacra in Francia e in Olanda – per andare a mettermi ai piedi dei più poveri, secondo lo stile di Charles de Foucauld: non per fare opere, ma per stare in adorazione silenziosa della sofferenza umana, nel nascondimento completo, come Cristo nei trenta anni a Nazareth. Un’assistente sociale m’indicò alcune sacche di poveri a Palomeras Altas, dove c’erano case di miserabili e di kinkis, così venivano chiamati i nomadi in Spagna. Una famiglia di zingari se n’era andata e mi misi nella loro baracca, con una Bibbia e un materasso per terra. Laggiù ho conosciuto anche Carmen, che era in contatto con tutto il rinnovamento conciliare e liturgico: dal Concilio è venuta la spinta a ristabilire il catecumenato come una via di iniziazione cristiana, che potesse rinnovare la ricchezza e la bellezza del battesimo. E un poco alla volta si è andato formando quel “tripode” che sarebbe diventato il fondamento del Cammino: la Parola di Dio, la Liturgia e la Comunità cristiana. Poi, quando siamo venuti in Italia, si è unito a noi padre Mario».
San Paolo vi ha accompagnato fin dall’inizio. All’interno della baracca di Palomeras Altas avevi dipinto sulla parete questi versetti dell’Apostolo: «Fino al presente siamo diventati come la spazzatura del mondo» (cfr. 1Cor 4,11-13).
«Di problemi poi ce ne sono stati tanti...! A partire dai conflitti con la polizia di Franco, che voleva abbattere tutte quelle baracche, perché la legge vietava il nomadismo e la costruzione d’insediamenti provvisori. Noi li volevamo difendere, ma cosa potevamo fare contro i mitra e i camion? Chiamammo tutti i nostri amici preti e perfino l’arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo. Il suo segretario non voleva farci parlare con lui, ma l’arcivescovo – sentendogli alzare la voce – si fece passare la telefonata e venne immediatamente da noi. È stato un miracolo di Dio, ci ha salvati. Poi mons. Morcillo volle visitare la nostra baracca e si commosse vedendo che dormivamo per terra. Da allora ci ha sempre aiutato e difeso... anche se non eravamo nessuno. Fu lui a mandarci a Roma con una lettera per il cardinale Dell’Acqua, che era il Vicario di Sua Santità. E non posso dimenticare nemmeno don Dino Torreggiani, il fondatore dei Servi della Chiesa per cui è stato aperto il processo di beatificazione, che ha insistito perché venissimo a Roma e che lì ci presentò a tante parrocchie: io parlavo in spagnolo per proporre un cammino d’iniziazione cristiana, e lui mi traduceva in italiano. Tanti ci hanno detto di no. Allora, era il 1968, ci siamo stabiliti al Borghetto Latino con i poveri nelle baracche, aspettando cosa volesse da noi il Signore. Mentre stavamo lì alcuni giovani c’invitarono a un incontro con i gruppi di contestazione sociale a Nemi e io – con la barba lunga e il giaccone verde – davanti a quei 400 giovani, quasi tutti di sinistra, raccontai loro la mia vita. Allora mi si avvicinò un gruppo della parrocchia dei Martiri Canadesi: facevano la Messa beat con le chitarre elettriche e ci chiesero cosa ne pensavamo. Abbiamo detto che la Chiesa non si riformava con le chitarre elettriche, ma con il mistero pasquale. Lì, alla parrocchia dei Martiri Canadesi, sono nate le prime catechesi in Roma... poi c’è stata Firenze, poi Lisbona... Intanto la Santa Sede ci aveva convocato per verificare cosa facevamo nelle parrocchie, com’è giusto che sia. Nel 1973 mons. Annibale Bugnini, allora segretario della Commissione liturgica e impegnato nella preparazione dell’OICA (Ordo Initiationis Christianae Adultorum), ci incontrò e fu colpito molto favorevolmente da quello che facevamo, perché vi trovò proprio lo spirito del Concilio Vaticano II. E ricordo bene anche la nostra seconda udienza con Paolo VI, nel 1977, che mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Kiko, sii umile e fedele alla Chiesa, e la Chiesa ti sarà fedele”. Oggi che gli Statuti del Cammino sono stati approvati, nonostante le difficoltà, vedo che quella parola si è realizzata».
San Paolo mette l’annuncio del vangelo prima di qualsiasi altra esigenza. Scrive ai Romani: «Come potranno credere, senza averne sentito parlare? e sentirne parlare senza uno che lo annunzi?».
«Non c’è cosa più grande che annunziare il Vangelo, la Parola della salvezza, il kérygma! San Paolo dice che Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione (1Cor 1,21), ma se andiamo a vedere il testo greco della sua Lettera non troviamo il termine “predicazione”, ma la parola kérygma. Che cos’è il kérygma? È l’annuncio di una notizia buona e sorprendente, un annuncio che si realizza tutte le volte che viene proclamato».
Annunciare questa buona notizia, allora, non può che essere «un dovere» (1Cor 9,16).
«Sì, perché ogni cristiano è chiamato a salvare il mondo attraverso l’annuncio. Il cristianesimo non è un egoismo né qualcosa che viene dato da godere nella nostra piccola pace interiore... il cristianesimo è uno zelo! Guai a me se non annunzio il Vangelo! Tutti devono annunziare che Dio ci ama, al punto che ha mandato il suo Figlio per noi, per me e per te. Dice san Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi: Caritas Christi urget nos (2Cor 5,14). Cioè: l’amore di Cristo ci spinge, è un’urgenza, ci mette fretta, è un fuoco che portiamo dentro!».

venerdì 14 novembre 2008

Vale non ci vuole svelare i segreti della raccolta dei fagiolini



Altre foto della scampagnata fatta a settembre a paganica, nella piccola tenuta di Valentina, le potete trovare qui .
La giornata è stata all'insegna del divertimento puro, della pecora alla brace - altro che arrosticini!- , pallavolo stile don orione grave, e del buio pesto la sera, il tutto condito da una buona dose di insetti! olè
ps come potete vedere, il cammino neocatecumenale non fa male solo a me....

domenica 8 giugno 2008

Statuti approvati, sì o no? Sì!!!


Kiko Arguello, il fondatore del Cammino ---------->
Come già detto su altri post, la rete riserva bufale e controsmentite a non finire. Qualcuno diceva bene, "La rete è vasta e infinita"... La questione di oggi riguarda l'approvazione dei tanto sospirati Statuti del Cammino Neocatecumenale, movimento di cui faccio parte. Se fate una ricerca sul net, su di noi ci sono scritte le cose peggiori; non pochi ci hanno dato dell'eretici! L'approvazione definitiva così metterebbe fine a tutte le malelingue. Non nascondo che alcune cose ultimamente sono state cambiate, per fortuna; c'è stato un richiamo a partecipare di più alla messa parrocchiale e a fare la comunione impiedi; ma è giusto che sia così, la Chiesa prima lascia che la pianta cresca un po', e se necessario le dà le indicazioni per migliorare, o cambiare dove qualcosa non è conforme alla liturgia. Sta di fatto che quando il dicastero della fede - ex inquisizione! - ha finito di esaminare i "segretissimi" manoscritti delle catechesi del cammino, correti gli errori naturali che venivano da una trascrizione di catechesi prettamente orali, non ha riscontrato alcuna difformità dalle verità di fede e dall'insegnamento del magistero, anzi: i giudizi -per esempio- del "passaggio" della retradizio sono stati addirittura entusiastici. Allora un vaticanista del giornale, Andrea Tornielli, una persona che direi affidabile, ha scritto questi due post sul suo blog... più chiaro di così? Comunque la conferma definitiva l'avremo proprio il 13 o il 14. Incrociamo le dita, anzi, preghiamo! Ciààà
ps controllate il blog di Tornielli per ogni novità, ogni tanto ne scrive qualcuna
pps il blog ha superato le 300 hit, di cui la metà nelle ultime 2 settimane! Farò festa ufficiale ai 1000, ai 5000 e ai 10000. Sostenetemi! Grazie! Arigatou gozaimasu!!!

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